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Non si sa con precisione se Agata, rampolla di una nobile famiglia catanese, fu perseguitata dall'imperatore Decio o se fu torturata, subendo il supplizio dei carboni accesi e dell'amputazione dei seni, per aver rifiutato di sposare il proconsole Quinziano, prefetto in Sicilia. L'ira di un uomo respinto può essere devastante e, infatti, Agata morì in carcere. Pare che al momento del suo decesso un terremoto scosse Catania e l'anno successivo, proprio nel giorno dell';anniversario della morte, l'Etna riprese la sua attività eruttiva. Ma i fedeli fecero scudo contro la lava con il velo appartenuto alla santa e il vulcano si placò. Una santa così merita tutti i quattro giorni di intensi festeggiamenti a lei dedicati, mentre quel velo miracoloso, conservato nella Cattedrale di Catania in uno scrigno, insieme con altre reliquie della santa, viene esposto già a gennaio.
Il 3 febbraio iniziano le solenni celebrazioni con la processione della luminaria a cui prendono parte attiva il sindaco e la giunta comunale, sistemati all'interno di una carrozza del tutto simile a quella appartenuta a Ferdinando II di Borbone. Il corteo raggiunge la chiesa di San Biagio, luogo in cui la santa fu posta sui carboni ardenti; seguono l'offerta della cera e l'omaggio floreale alla santa da parte dei vigili del fuoco. La mattina del 4 inizia la processione delle reliquie con il pesante carro della patrona trascinato dai fedeli vestiti con il tradizionale sacco bianco e il berretto di velluto nero che, tirando le funi, gridano «Viva Sant'Agata». Stessa processione con il fercolo della santa ma differente itinerario il giorno successivo, con alcune soste prestabilite. Undici candelore, grossi ceri inseriti in candelabri in legno scolpiti, aprono il corteo. Poche altre regioni d'Italia custodiscono così gelosamente le proprie tradizioni come la Sicilia, dove le feste religiose continuano a essere sentite e celebrate solennemente, come testimonia la ricorrenza di Sant'Agata a Catania. La festa diventa un'unità complessa di cerimonie che rivela l'antico legame con i riti agrari di origine pagana. In occasione delle celebrazioni dedicate a Sant'Agata, è tradizione preparare dei dolcetti di mandorla a forma di olive. La leggenda racconta che nel luogo dove la Santa si chinò per allacciarsi un calzare, mentre veniva portata da Quinziano per subire il processo, nacque un ulivo. Da qui le "olivette di Sant'Agata".
Località: Centro storico Catania
Periodo: febbraio
Sito Internet: http://www.apt.catania.it
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