Un Carnevale numero 105 ritardato quest'anno a Sciacca, come se le maschere agrigentine volessero tirarsi fuori dalla mischia e proporsi in un periodo insolito, raddoppiando la durata. La manifestazione avrà luogo dalla prima alla seconda domenica del mese di maggio: i primi quattro giorni saranno dedicati a varie manifestazioni collaterali, mentre i festeggiamenti veri e propri prenderanno il via con la tradizionale sfilata dei carri allegorici, giovedì 6 maggio, per le vie del centro storico e la consegna delle chiavi della città al famoso Peppe Nappa, maschera simbolo di questo carnevale, enorme pupazzo vestito di verde e di nero, colori del gonfalone del paese, che la notte del Martedì Grasso viene bruciata: nel rogo finiscono anche fischietti e martelletti. Un'esplosione di folklore. E un'occasione per dar libero sfogo all'allegria e per dedicarsi ai… peccati di gola.
Si svolgerà quest’anno dal 5 all' 8 dicembre al Palacongressi di Agrigento il 42° Convegno internazionale di Studi Pirandelliani. Un appuntamento articolato in aree tematiche che spaziano dalla lettera tura al cinema al teatro e con una struttura unica nel suo genere che impegna le scuole di trenta province. Gli studenti si raduneranno ad Agrigento durante i giorni del convegno, atto finale di un intero anno di attività, e avranno anche tempo per effettuare la visita dei luoghi pirandelliani. I lavori prodotti concorreranno all' assegnazione dei premi Pirandello per la Rassegna Nazionale del Teatro Scuola e Cortometraggio, per l' Atto Unico per la Poesia Giovani, per la migliore tesi di laurea, per la migliore Tesina studenti. Tema di quest' anno, "Il fu Mattia Pascal tra narrativa e cinema", quasi a voler confermare lo stretto legame esistente del cinema italiano con la narrativa e il teatro del drammaturgo siciliano, un interesse che non tende ad affievolirsi con il passare degli anni, anzi torna a riproporsi con frequenza.
Ad organizzare la manifestazione è il Centro Nazionale Studi Pirandelliani, fondato nel 1967 con lo scopo, oltre che di promuovere incontri tra critici e studiosi internazionali, anche di raccogliere ogni testimonianza sull' opera di Luigi Pirandello, attraverso il recupero di traduzioni, studi, pubblicazioni, saggi, recensioni e articoli. La Settimana Pirandelliana offre l'opportunità di vivere i luoghi pirandelliani e, dunque, di meglio rapportarsi allo scrittore. Pirandello stesso era cosciente di quanto Agrigento fosse il luogo più congeniale alla sua scrittura, un ambiente dal quale egli assimilò umori, caratteri, personaggi e luoghi trasferendoli nel regno dell'arte.
È febbraio, ma ad Agrigento è già primavera, annunciata dalla candida fioritura dei mandorli. Intorno ad essi ed a loro profumo si scatenano le danze della Sagra del Mandorlo in fiore una festa capace di far cadere ogni barriera ideologica e razziale, di avvicinare uomini divisi dalle guerre, rendendo Agrigento un punto di ritrovo di popoli geograficamente e ideologicamente lontani.
La Sagra del Mandorlo in fiore per tradizione inizia davanti al tempio della Concordia con la fiaccolata dell'Amicizia e si conclude davanti al tempio dedicato a Ercole. Ma coinvolge anche la via Atenea, fulcro del centro storico agrigentino con i suoi sontuosi palazzi e le sue splendide chiese.
La Sagra trae le sue origini nel 1934, a Naro, da un' idea del conte Alfonso Gaetani con uno scopo preciso: esaltare la primavera agrigentina e, al tempo stesso, promuovere alcuni prodotti tipici siciliani. Da lì la manifestazione si spostò, nel 1937, ad Agrigento nello scenario della Valle dei Templi.
La 60° edizione si celebra dal 3 al 13 febbraio, insieme al 50° appuntamento con il Festival del Folklore, il concorso tra gruppi folkloristici che gareggiano in tre sezioni: la danza, il costume tradizionale e l' espressione musicale.
A questi appuntamenti ormai consolidati vanno aggiunti il Festival Internazionale, I bambini del mondo e l' Etno Festival del Mandorlo.
Tra spettacoli, sfilate, sontuosi costumi e momenti musicali con le bande, continua il successo di questo evento multietnico dai chiari significati allegorici ma assolutamente concreti e vitali. Un vero inno alla fraternità e alla pace tra gli uomini e la natura.
Dista circa 170 km da Acitrezza. Un’escursione ricca di storia. La visita alla Valle dei Templi suscita un’emozione particolare. Un vero viaggio nell’epoca della dominazione greca in Sicilia.
Agrigento sorge su un'altura presso la costa del mar di Sicilia. E' un grande centro archeologico e turistico, oltre che centro agricolo e industriale. I periodi migliori per visitare la provincia sono la primavera inoltrata e la fine dell'estate quando il clima è mite e permette un soggiorno distensivo.Agrigento fu fondata nel Vl secolo a.C. dai coloni rodiesi. Divenne una delle più fiorenti città della Magna Grecia. Combatté duramente contro l'egemonia di Cartagine, si alleò a Siracusa durante le guerre puniche, ma i Romani ridussero a schiavitù tutti gli abitanti. Con l'invasione dei Vandali, dei Goti e dei Bizantini, la città decadde. Fu conquistata dagli arabi, sotto i quali riacquistò il vigore economico. Occupata poi dai Normanni, divenne sede vescovile. Fu governata in seguito dagli Aragonesi e poi dagli Spagnoli. Nel 1860 votò con entusiasmo alla riunificazione del Regno d'Italia. La città è un centro turistico isolano rinomatissimo grazie al suo ingente patrimonio storico, culturale, naturalistico e folcloristico. Essa ha saputo valorizzarsi dal punto di vista sociale, come dimostra la manifestazione culturale del "Mandorlo in Fiore" che ricorre ogni anno nel mese di febbraio e che si svolge nella mitica Valle dei Templi ed esattamente nei pressi del Tempio della Concordia e che da qualche decennio e' stata associata al Festival Internazionale del Folclore.La Sagra del Mandorlo in Fiore e' un chiaro richiamo turistico che tende a valorizzare il già pittoresco patrimonio culturale e storico della città in cui si svolge, quindi e' un ottimo strumento turistico. La città va ricordata per aver dato i natali a personaggi illustri come il filosofo Empedocle e lo scrittore Luigi Pirandello.Tra le varie tradizioni di questa provincia ricordiamo la cucina che è rappresentata degnamente, ad esempio, dalla pasta condita con ricotta e fave, tipica tradizione culinaria che proviene dalle campagne dell'agrigentino, la pasta con le sarde alla sciacchitana, il piatto di pasta chiamato "Tiano d'Aragona", il tortino di melanzane, la pasta chiamata "Lo sfincione", per passare poi ai dolci, a partire dalla "Cucuzzata" - la conserva di zucca molto utilizzata nella preparazione dei dolci - e le "Uova murine", un dolce tipico della città di Sciacca.