Ecco di seguito alcuni momenti video di Acitrezza, dopo l'alba quando già sono presenti in mare le prime barche che pescano e che sono raggiunte da altre barchette tipiche siciliane, i gozzi, che via via escono dal porto visti dall'alto e protetti da San Giovanni Battista.
Siamo in prossimità della Pasqua e ad Acitrezza si comincia a pensare sul da farsi per rendere la festa un momento di riflessione e di divertimento. Come di consueto per la " Domenica delle Palme " ci saranno celebrazioni e processioni religiose e si vivrà il momento della benedizione delle palme e dei ramoscelli d'ulivo. Caratteristici i venditori di queste ultime proprio in piazza Giovanni Verga.
Anche quest'anno si rumoreggia sul carnevale. Ad Acitrezza, da oltre 30 anni, questo evento rappresenta un punto fermo a cui i trezzoti e gli abitanti dei paesi vicini non riescono a mancare e far sentire fortemente la loro presenza. Ancora non vi è un programma ma l'aria è quella che si deidera respirare come ogni anno, e ad Acitrezza si è molto abitudinari in questo senso. Non potranno mancare le sfilate dei gruppi in maschera e neanche le instancabili nottate di ballo in Piazza Giovanni Verga. E, se vogliamo, esagerare anche ricchi premi e cotillion. Venite anche voi.
Come ogni anno siamo alle porte dell'evento provinciale che maggiormente attira fedeli, turisti e curiosi. Si tratta della festa della cosidetta "Santuzza", forse perchè dal busto di piccole dimensioni, o forse perchè quando è morta era davvero giovane. Quest'anno la festa si svolgerà nei giorni 3, 4 e 5 febbraio e prevede un calendario ricco di appuntamenti, di seguito trovi il calendario dei festeggiamenti pubblicato dal Circolo Sant'Agata
Ogni anno nei giorni di 24 e 25 giugno si svolge ad Acitrezza l'attesa festa del Santo patrono, San Giovanni il Battista. L'atmosfera è sempre quella di una volta, e si ripete grazie al forte sentimento che i trezzoti rivestono nei confronti del loro Santo a cui sono tutti devoti. "Evviva San Giuvanni" è il grido che si sente già nelle prime ore del mattino nel momento della svelata, cioè nel momento in cui la statua viene fuori dalla "cammiredda" ovvero la cameretta ricavata sull'altare che resta chiusa tutto l'anno e viene aperta mentre i devoti lo evocano ad alta voce. "Cu tuttu u cori, pi tutta a vita, evviva San Giuvanni" (con tutto il cuore e per tutta la vita) questa è un'altra evocazione tipica della devozione a San Giovanni che porta trezzoti e non per le strade del paese a seguire il fercolo dorato durante le visite agli ammalati e agli anziani che non possono venire in chiesa ed assistere alle cerimonie. La festa di San Giovanni ha origini centenarie, e da sempre è caratterizzata dalla partecipazione dei cittadini che già durante il mese di giugno raccolgono fondi per realizzare i diversi eventi legati ai festeggiamenti. Vi è una apposita commissione che dedicano giorni e giorni affinchè la festa sia quanto più bella e caratteristica possibile. Nei giorni di festa sono caratteristici i fuochi d'artificio che fanno da scenografia fin a partire dalle prime ore del mattino.
Un trenino della Ferrovia Circumetnea circumnaviga le pendici lambendo l'anello inferiore del parco.
Da tutti i comuni il cui territorio è anche solo in parte compreso nell'area protetta, è possibile accedere al Parco attraverso mulattiere o sentieri. Gli accessi più facili attraverso strade asfaltate, che ovviamente si trovano nella parte più antropizzata, sono quelle dai comuni di: Nicolosi che si trova sulla strada che collega direttamente Catania al Rifugio Sapienza del CAI, Linguaglossa Milo e S.Alfio, Pedara, Zafferana Etnea, Adrano e Biancavilla per la strada che passa dalla contrada Milia e da qui si arrampica fino al Grande albergo, Ragalna
In occasione di grandi eruzioni, le possibilità di accesso possono subire notevoli variazioni.
L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna, il nome deriva dalla parola greca aitho (bruciare) o ancor prima dalla parola fenicia attano. Gli arabi chiamavano la montagna Gibel Utlamat (la montagna del fuoco); questo nome fu più tardi storpiato in Mons Gibel e successivamente, nel Medio Evo, in Mongibello, che deriva dall'italiano "monte" e dall'arabo "djebel" che ha il medesimo significato, che è attualmente il nome della montagna, non del vulcano.
Le eruzioni regolari della montagna, spesso drammatiche, l'hanno reso un argomento di grande interesse per la mitologia classica e i più tardi ai suoi successori, le quali hanno cercato di spiegare il relativo comportamento, tramite vari dei e giganti della leggenda romana e greca. Su Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna.